
Gabriella
L’aria che si respira tra i nostri ragazzi è entusiasmo, voglia di fare qualcosa di bello, ma soprattutto la gioia di farlo insieme attraverso la loro creatività, e originalità.
Le domande che i ragazzi si pongono quotidianamente esigono delle risposte precise, in questa prospettiva di dialogo si innesta la nuova iniziativa del gruppo: gli Incontri di Amicizia che favoriranno la comunicazione tra coetanei.
I ragazzi potranno impegnarsi in prima persona a crescere con serietà, a scegliere cose importanti, a comprendere quanto sia bello vivere con e per gli altri, senza pensare troppo a se stessi.
Il testo della loro canzone: “Il segreto della nostra gioia” esprime, con un linguaggio chiaro e con una musicalità briosa, tutto il clima che si respira tra i ragazzi. E’ un gruppo che cresce, che si ramifica come un albero, è “L’albero della vita”, come dice la loro prima canzone presentata alla rassegna canora di Capranica il 10 luglio e tutti speriamo che questo albero cresca sano e forte.Lucio
Il mio nome è Lucio e sono entrato da poco a far parte del coro KOL RINA. Scrivo questo articolo per raccontare quella bellissima esperienza vissuta insieme al coro durante la settimana in Assisi che per me ha rappresentato molto. Ho avuto, così, modo di conoscere meglio i Giovanissimi e penso sia stata la settimana più bella vissuta durante tutta la mia estate.
Nonostante io avessi già avuto occasione di conoscere il coro a Bologna, durante la visita al la sede del coro dell’Antoniano, durante l’estate è stato diverso anche perché erano assenti i genitori e poi il soggiorno era più lungo.
Il ricordo più bello, che ancora vivo di questa esperienza è la novità di tutte le visite che abbiamo fatto alle chiese in Assisi , le escursioni a diversi paesi e città, la campagna circostante e, soprattutto, le serate trascorse nel giardino dell’albergo a suonare e cantare. Non ci divertivamo da soli, coinvolgevamo anche altre persone che erano al ristorante! Penso ora ad un gruppo di ragazzi austriaci con i quali abbiamo cantato le nostre canzoni e con i quali abbiamo “rispolverato” il nostro inglese. Penso, ancora, quando un gruppo di stranieri (erano orientali) riuniti in un banchetto, ci hanno chiesto di suonare per poter ballare: li abbiamo fatti scatenare! Ma penso che la cosa più bella sia stato quando la proprietaria dell’albergo e l’amministratore ci hanno chiesto di suonare e cantare per un gruppo di anziani di Assisi. E’ stato bellissimo! Qui le ragazze hanno dimostrato tutta la loro bravura e la loro simpatia: infatti dopo aver cantato si sono messe a parlare con gli anziani, hanno conosciuto le loro storie e fatto amicizia. Abbiamo compreso il dolore che affligge queste persone, la loro solitudine che all’inizio si manifestava con un atteggiamento di chiusura, poi l’incredibile: hanno persino suonato i nostri strumentini e ballato a suon di valzer.
Un altro ricordo tanto forte è stato l’incontro di amicizia durante il quale abbiamo parlato dei nostri problemi, abbiamo parlato di noi e questo ci ha permesso di aprirci gli uni con gli altri e di conoscerci meglio.
Ho voluto
raccontare queste cose non come si fa
con diario di viaggio o come se fosse
una cronaca, ma per esprimere le mie
impressioni e dirvi tutte le cose belle
che ho provato, perché penso che le
emozioni sane rendono grandi le cose,
come anche le persone speciali come le
ragazze del coro rendono più bello il
nostro paese.
Michela
Mi
chiamo Michela e sono una delle tante
ragazze che frequentano abbastanza
assiduamente il Piccolo Coro. Ne faccio
parte da quando è nato e grazie a
questa attività noi ragazzi possiamo
partecipare a numerose iniziative
artistiche e culturali. Una di queste è
la “settimana Kol Rina” che si
svolge in estate e che ci permette di
fare molte gite e conoscere posti nuovi.
Quest’anno, dal 12
al 18 luglio, siamo stati ad
Assisi. Tra le tante iniziative previste
durante la settimana si aggiunse un
giorno l’invito, da parte dell’amministratore
dell’albergo, ad animare un pranzo per
un gruppo di anziani della casa di
riposo di Assisi. Noi accettammo
entusiaste; quel giorno indossammo per l’occasione
la nostra maglietta
del coro e durante il pranzo
intonammo molti brani del nostro
repertorio. Si cantava e si ballava, gli
anziani si divertivano a suonare gi
nostri strumentini e battevano le mani,
i più intraprendenti incominciarono a
ballare felici. Il tutto durò quasi due
ore, poi alcune di noi restarono ancora
a parlare con loro. Fu una esperienza
molto interessante, ci parlarono della
loro vita. Molti di loro avevano una
cultura elevata, erano geometri,
avvocati, maestre maestri di musica.
Quando fu l’ora di salutarci
accompagnammo i nostri nuovi
amici sul loro autobus e li salutammo
con la promessa che saremmo andati a
trovarli nella loro casa. E così è
stato. La domenica successiva invece di
celebrare la messa nella cappella dell’albergo,
don Angelo la celebrò nella casa di
riposo. Fu un’emozione grandissima!
Ritrovare quelle persone così sole e
far loro ancora un po’ di compagnia.
Questa
è stata una esperienza particolare ed
emozionante che ci ha permesso di
conoscere gente nuova, diversa da
noi e di conoscere alcuni problemi che
prima non riuscivamo neanche ad
immaginare.

Valentina
…Cento colori le nostre vite
cento le storie noi…
...è proprio vero! La nostra vita è un insieme di colori che si alternano: c’è il rosso dell’amore, il bianco della serenità e della pace, il verde della speranza e il nero dei brutti momenti, che però vengono subito superati dal giallo e dall’azzurro, i colori del sole e del cielo, della luce e dell’allegria.
Questo è ciò che noi abbiamo voluto dire scrivendo la canzone “L’albero della vita” che con “Il segreto della nostra gioia” fa parte del nostro repertorio di “cantautori”.
E’ molto
interessante trovarsi insieme per creare
una canzone. All’inizio nessuno sa da
dove incominciare, perché non si ha un
tema chiaro e soprattutto non si trova
una melodia giusta. Quindi c’è chi
suona in continuazione accordi e canta
qualche nota stonata, chi su un povero
foglio di carta scrive e cancella frasi
e concetti e chi invece sta seduto ad
ascoltare. Ma dopo questo primo momento
di apparente caos generale arriva il
flash decisivo che porta alla
conclusione della nostra “opera”.
Nel cantare queste canzoni proviamo
tanta soddisfazione e anche un po’ di
meraviglia perché, infondo, non ci si
aspetta mai di riuscire a comporne una
così facilmente insieme. E’ una nuova
esperienza, bella, utile e divertente;
ci fa trascorrere più tempo insieme, ci
fa essere allegri e ci insegna a
lavorare in gruppo. Spero di
continuarla!
Quando canto con le mie amiche, quando parlo con loro, quando trascorro con loro un intera settimana , tutto mi sembra più bello e si vive con più semplicità perché lo stare insieme aiuta a risolvere tutti i problemi o, perlomeno, a renderli meno pesanti. Io faccio parte del gruppo dei “giovanissimi” e devo dire che è grazie a tutte le esperienze vissute con il coro che ora sono più unita alle altre ragazze.
“Oggi sarebbe bello ridere con te, parlare e raccontarti i miei sogni” (da “Il segreto della nostra gioia”)
P. Giovanni Rossetto
La
domenica dopo Pasqua
venne
da Formello un manipolo di ragazze, una
trentina, animate da Gabriella e suo
marito Maurizio, vecchia conoscenza
della scuola di teologia. La musica è
il motivo del loro stare insieme, e ce
ne siamo accorti, quando alle prove di
canto si unirono i nostri, travolti dall’entusiasmo
e da un’arte che sapeva di grande e
accurata preparazione. I fortunati
che si trovarono in chiesa quel giorno
fecero una esperienza difficilmente
ripetibile. Il fattore sorpresa era
determinate. Quelle bimbette, dalla
seconda elementare in su, cantavano con
tutto il loro corpo nell’innocenza
degli anni, agitando tamburelli, trapezi
tintinnanti, mani
sollevate al cielo, trascinate dalla
loro maestra, la cui voce, il cui volto,
le cui mani su una chitarra di fuoco,
conducevano verso emozioni
indescrivibili. Si capisce l’avvertimento
dei mistici: Dio non si ama, ma si vive;
e quanto si scrive sull’esperienza
religiosa, che è quel senso a cui non
può succederne un altro più ampio e
più profondo. E’ il senso del tutto,
mai inteso; l’ultima parola, mai
pronunciata, perché l’uno e l’altra
sempre ci superano. E’un
mistero che si rivela sempre nuovamente
e tuttavia rimane sempre nascosto. La
fusione dei nostri ragazzi, là dove il
canto lo permetteva, era totale;
sembrava che ci conoscessimo da
millenni; e lo dimostrò lo stare
insieme fino alle sei di sera per un
distacco che non si voleva mai
avvenisse.
Ci
rivedremo “Kol Rinà”, “Voci di
giubilo” come suona tradotto dall’ebraico
il nome di questo manipolo di
bimbe e giovani ragazze,
sbocciate come fiore di campo, alle
porte di Roma, dove gli etruschi molti,
ma molti anni fa iniziarono gli umani
all’arte e alla speranza di un mondo
che non finisce.
“Se la parola
è ancora l’evento educativo mediante
il quale insegniamo, come
si può parlare senza un ritmo, una
vocalità, un’intonazione, un registro
vocale, una sana retorica? E se educare
significa comunicare e progettare
insieme, come sarà possibile senza una
coralità di intenti, una sinfonia di
voci, una dissonanza critica, un
contrappunto di opinioni, una
convergenza tonale o una politonalità
risolta?
La
musica è come la pace: crea l’armonia
tra le diversità culturali, etniche,
religiose, sociali…così come dovremmo
coeducarci a scuola. E se la musica
comporta tutto questo, come potremmo
insegnare senza la musica e senza la
voce?”