Dal nostro giornalino di Ottobre 1999

dopo l'esperienza della settimana estiva ad Assisi


 

Gabriella

L’aria che si respira tra i nostri ragazzi è entusiasmo, voglia di fare qualcosa di bello, ma soprattutto la gioia di farlo insieme attraverso la loro creatività, e originalità.

Le domande che i ragazzi si pongono quotidianamente esigono delle risposte precise, in questa prospettiva di dialogo si innesta la nuova iniziativa del gruppo: gli Incontri di Amicizia che favoriranno la comunicazione tra coetanei.

I ragazzi potranno impegnarsi in prima persona a crescere con serietà, a scegliere cose importanti, a comprendere quanto sia bello vivere con e per gli altri, senza pensare troppo a se stessi.

Il  testo della loro canzone: “Il segreto della nostra gioia” esprime, con un linguaggio chiaro e con una musicalità briosa, tutto il clima che si respira tra i ragazzi. E’ un gruppo che cresce, che si ramifica come un albero, è “L’albero della vita”, come dice la loro prima canzone presentata alla rassegna canora di Capranica il 10 luglio e tutti speriamo che questo albero cresca sano e forte.

Lucio

Il mio nome è Lucio e sono entrato da poco a far parte del coro KOL RINA. Scrivo questo articolo per raccontare quella bellissima esperienza vissuta insieme al coro durante la settimana in Assisi che per me ha rappresentato molto. Ho avuto, così,  modo di conoscere meglio i Giovanissimi e penso sia stata la settimana più bella vissuta durante tutta la mia estate.

Nonostante io avessi  già avuto occasione di conoscere il coro a Bologna, durante la  visita al la sede del coro dell’Antoniano, durante l’estate è stato diverso anche perché erano assenti i genitori e poi  il soggiorno era più lungo.

Il ricordo più bello, che ancora vivo di questa esperienza è la novità di tutte le visite che abbiamo fatto alle chiese in Assisi , le escursioni a diversi paesi e città, la campagna circostante e, soprattutto, le serate trascorse nel  giardino dell’albergo a suonare e cantare. Non ci divertivamo da soli, coinvolgevamo anche altre persone che erano al ristorante! Penso ora ad un gruppo di ragazzi austriaci con i quali abbiamo cantato le nostre canzoni e con i quali abbiamo “rispolverato” il nostro inglese. Penso, ancora, quando un gruppo di stranieri (erano orientali) riuniti in un banchetto, ci hanno chiesto di suonare per poter ballare: li abbiamo fatti scatenare! Ma penso che la cosa più bella sia stato quando la proprietaria dell’albergo e l’amministratore ci hanno chiesto di suonare e cantare per un gruppo di anziani di  Assisi. E’ stato bellissimo! Qui le ragazze hanno dimostrato tutta la loro bravura e la loro simpatia: infatti dopo aver cantato si sono messe a parlare con gli anziani, hanno conosciuto le loro storie e fatto amicizia. Abbiamo compreso il dolore che affligge queste persone, la loro solitudine che all’inizio si manifestava con  un atteggiamento di chiusura, poi l’incredibile: hanno persino suonato i nostri strumentini e ballato a suon di valzer.

Un altro ricordo tanto forte è stato l’incontro di amicizia durante il quale abbiamo parlato dei nostri problemi, abbiamo parlato di noi e  questo ci ha permesso di aprirci gli uni con gli altri e di conoscerci meglio.

Ho voluto raccontare queste cose non come si fa con diario di viaggio o come se fosse una cronaca, ma per esprimere le mie impressioni e dirvi tutte le cose belle che ho provato, perché penso che le emozioni sane rendono grandi le cose, come anche le persone speciali come le ragazze del coro rendono più bello il nostro paese.         

 

Michela

Mi chiamo Michela e sono una delle tante ragazze che frequentano abbastanza assiduamente il Piccolo Coro. Ne faccio parte da quando è nato e grazie a questa attività noi ragazzi possiamo partecipare a numerose iniziative artistiche e culturali. Una di queste è la “settimana Kol Rina” che si svolge in estate e che ci permette di fare molte gite e conoscere posti nuovi. Quest’anno, dal 12  al 18 luglio, siamo stati ad Assisi. Tra le tante iniziative previste durante la settimana si aggiunse un giorno l’invito, da parte dell’amministratore dell’albergo, ad animare un pranzo per un gruppo di anziani della casa di riposo di Assisi. Noi accettammo entusiaste; quel giorno indossammo per l’occasione la nostra maglietta  del coro e durante il pranzo intonammo molti brani del nostro repertorio. Si cantava e si ballava, gli anziani si divertivano a suonare gi nostri strumentini e battevano le mani, i più intraprendenti incominciarono a ballare felici. Il tutto durò quasi due ore, poi alcune di noi restarono ancora a parlare con loro. Fu una esperienza molto interessante, ci parlarono della loro vita. Molti di loro avevano una cultura elevata, erano geometri, avvocati, maestre maestri di musica. Quando fu l’ora di salutarci  accompagnammo i nostri nuovi amici sul loro autobus e li salutammo con la promessa che saremmo andati a trovarli nella loro casa. E così è stato. La domenica successiva invece di celebrare la messa nella cappella dell’albergo, don Angelo la celebrò nella casa di riposo. Fu un’emozione grandissima! Ritrovare quelle persone così sole e far loro ancora un po’ di compagnia.

Questa è stata una esperienza particolare ed emozionante che ci ha permesso di  conoscere gente nuova, diversa da noi e di conoscere alcuni problemi che prima non riuscivamo neanche ad immaginare.


Valentina

…Cento colori le nostre vite

cento le storie noi…

...è proprio vero! La nostra vita è un insieme di colori che si alternano: c’è il rosso dell’amore, il bianco della serenità e della pace, il verde della speranza e il nero dei brutti momenti, che però vengono subito superati dal giallo e dall’azzurro, i colori del sole e del cielo, della luce e dell’allegria.

Questo è ciò che noi abbiamo voluto dire scrivendo la canzone “L’albero della vita” che con “Il segreto della nostra gioia” fa parte del nostro repertorio di “cantautori”.

E’ molto interessante trovarsi insieme per creare una canzone. All’inizio nessuno sa da dove incominciare, perché non si ha un tema chiaro e soprattutto non si trova una melodia giusta. Quindi c’è chi suona in continuazione accordi e canta qualche nota stonata, chi su un povero foglio di carta scrive e cancella frasi e concetti e chi invece sta seduto ad ascoltare. Ma dopo questo primo momento di apparente caos generale arriva il flash decisivo che porta alla conclusione della nostra “opera”. Nel cantare queste canzoni proviamo tanta soddisfazione e anche un po’ di meraviglia perché, infondo, non ci si aspetta mai di riuscire a comporne una così facilmente insieme. E’ una nuova esperienza, bella, utile e divertente; ci fa trascorrere più tempo insieme, ci fa essere allegri e ci insegna a lavorare in gruppo. Spero di continuarla!

Quando canto con le mie amiche, quando parlo con loro, quando trascorro con loro un intera settimana , tutto mi sembra più bello e si vive con più semplicità perché lo stare insieme aiuta a risolvere tutti i problemi o, perlomeno, a renderli meno pesanti. Io faccio parte del gruppo dei “giovanissimi” e devo dire che è grazie a tutte le esperienze vissute con il coro che ora sono più unita alle altre ragazze. 

 “Oggi sarebbe bello ridere con te,  parlare e raccontarti i miei sogni” (da “Il segreto della nostra gioia”)       

                


P. Giovanni Rossetto

La domenica dopo Pasqua venne da Formello un manipolo di ragazze, una trentina, animate da Gabriella e suo marito Maurizio, vecchia conoscenza della scuola di teologia. La musica è il motivo del loro stare insieme, e ce ne siamo accorti, quando alle prove di canto si unirono i nostri, travolti dall’entusiasmo e da un’arte che sapeva di grande e accurata preparazione. I fortunati che si trovarono in chiesa quel giorno fecero una esperienza difficilmente ripetibile. Il fattore sorpresa era determinate. Quelle bimbette, dalla seconda elementare in su, cantavano con tutto il loro corpo nell’innocenza degli anni, agitando tamburelli, trapezi tintinnanti, mani sollevate al cielo, trascinate dalla loro maestra, la cui voce, il cui volto, le cui mani su una chitarra di fuoco, conducevano verso emozioni indescrivibili. Si capisce l’avvertimento dei mistici: Dio non si ama, ma si vive; e quanto si scrive sull’esperienza religiosa, che è quel senso a cui non può succederne un altro più ampio e più profondo. E’ il senso del tutto, mai inteso; l’ultima parola, mai pronunciata, perché l’uno e l’altra sempre ci superano. E’un mistero che si rivela sempre nuovamente e tuttavia rimane sempre nascosto. La fusione dei nostri ragazzi, là dove il canto lo permetteva, era totale; sembrava che ci conoscessimo da millenni; e lo dimostrò lo stare insieme fino alle sei di sera per un distacco che non si voleva mai avvenisse.

Ci rivedremo “Kol Rinà”, “Voci di giubilo” come suona tradotto dall’ebraico il nome di questo manipolo di  bimbe e giovani ragazze, sbocciate come fiore di campo, alle porte di Roma, dove gli etruschi molti, ma molti anni fa iniziarono gli umani all’arte e alla speranza di un mondo che non finisce.

 


Se la parola è ancora l’evento educativo mediante il quale insegniamo, come si può parlare senza un ritmo, una vocalità, un’intonazione, un registro vocale, una sana retorica? E se educare significa comunicare e progettare insieme, come sarà possibile senza una coralità di intenti, una sinfonia di voci, una dissonanza critica, un contrappunto di opinioni, una convergenza tonale o una politonalità risolta?

La musica è come la pace: crea l’armonia tra le diversità culturali, etniche, religiose, sociali…così come dovremmo coeducarci a scuola. E se la musica comporta tutto questo, come potremmo insegnare senza la musica e senza la voce?”

                                    Prof. Pasquale Troìa